La Società di Storia Patria: un depositum memoriae per le genti pugliesi
Il 16 novembre del 1871, durante un’adunanza del Consiglio Provinciale di Bari, Ottavio Serena propose la costituzione di un organismo per la salvaguardia della memoria storica della nostra Terra.
L’idea, benché accolta con unanime favore dal Consiglio, solo il 5 ottobre del 1875 cominciò a diventare operativa con l’istituzione di una "Commissione Provinciale di Archeologia e Storia Patria" per la Terra di Bari.
Nell’autunno del 1882 a seguito dell’interessamento di Antonio Jatta "giovane e valente studioso", la commissione venne allogata in alcune sale del palazzo Ateneo testé costituito. Si mise subito all’opera il Consiglio direttivo, del quale vennero chiamati a far parte l’avvocato Michele Mirenghi, il generale mazziniano Gaetano Perotti, il professor Giambattista Nitto de Rossi, lo storico Giovani Beltrani e lo stesso Antonio Jatta.
Subito dopo il suo insediamento, il Consiglio direttivo della "Commissione” fece propria un’idea di Giovanni Beltrani e sula base del Chartularium Cupersanense, realizzato da D. Morea, progettò la trascrizione delle carte degli archivi della cattedrale e della basilica di S. Nicola, alle quali si sarebbero dovute aggiungere le trascrizioni delle carte degli archivi capitolari di altri comuni della provincia di Bari.
Ebbe così origine l’impresa monumentale del Codice diplomatico barese, prima, e pugliese dopo, al quale ancora oggi attendono alcuni dei maggiori paleografi e diplomatici italiani e stranieri.
Il primo volume della raccolta di fonti fu pubblicato a cura di G. B. Nitto De Rossi e F. Nitti, nel 1897, per i tipi dell’editore Vecchi di Trani sotto il titolo "Le Pergamene del Duomo di Bari" (952-1264).
L’opera riscose incondizionato apprezzamento nell’ambiente universitario e specialistico e contribuì decisamente ad incoraggiare per il suo proseguimento gli ideatori dell’impresa. Sotto la presidenza di Antonio Jatta, vice presidente della Provincia di Bari, la "Commissione" intensificò i suoi programmi e le sue realizzazioni.
Tutti i più insigni studiosi della provincia di Bari vennero chiamati a prestare la loro collaborazione ed insieme dettero vita ad una strabiliante e stupefacente stagione di studi, consentendo per la prima volta al mondo agli specialisti e agli affezionati cultori della storia locale di conoscere più da vicino e meglio le vicende della Puglia del passato, fatte, come al solito, di usi e di costumi; di consuetudini e di monete; di pesi e di misure; di castelli e di casali; di conventi e cattedrali. Una nuova collana venne promossa - Documenti e monografie - destinata a raccogliere il frutto degli studi di uomini come Giuseppe Ceci ("Cronache dei fatti del 1799") o Francesco Carabellese ("Il Comune Pugliese sotto la Monarchia Normanno-Sveva", "Carlo D’Angiò nei rapporti con l’Oriente"), Massimiliano Mayer ("Le stazioni preistoriche di Molfetta").
Nel 1935 la "Commissione" venne trasformata, per volontà governativa, in "Regia Deputazione di Storia Patria", il cui orizzonte non era più quello della Terra di Bari ma, come aveva sempre sostenuto Michele Viterbo, quello della intera regione pugliese. Il primo presidente della "Regia Deputazione" fu il prof. Gennaro Maria Monti, al quale successe nel 1943 il prof. Giuseppe Petraglione e nel 1947 il prof. Pier Fausto Palumbo, già autore, tra l’altro, di un pregevolissimo studio sullo scisma di Anacleto II.
Una nuova generazione di studiosi fece il suo ingresso nelle sale un tempo frequentate da Giuseppe Petroni ed i fasti della storia della "piccola patria" pugliese, come avrebbe detto il prof. Francesco Maria de Robertis, vennero rinverditi.
Il depositum memoriae della regione il 28 maggio del 1950 cambiò ancora una volta la sua denominazione, assumendo il titolo di "Società di Storia Patria per la Puglia".
Pier Fausto Palumbo mantenne la presidenza, con ciò garantendo continuità d’intenti nel passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento.
Sotto la presidenza Palumbo la "Società" organizzò convegni e promosse premi nazionali senza mai trascurare le collane da tempo avviate prima fra tutte il Codice diplomatico, che si arricchì di nuovi e prestigiosi volumi. Molte le iniziative lanciate dalla Società di Storia Patria in quegli anni.
Fra tutte, una merita anche in questa sede menzione particolare: la pubblicazione della rivista "Archivio Storico Pugliese", la quale, raccogliendo l’eredità di "Japigia" di Bari e "Rinascenza Salentina" di Lecce, ha assicurato ed assicura costante e qualificato aggiornamento scientifico in campo storico pugliese.
I contrasti sorti fra la Società e l’Università di Bari durante gli ultimi anni della presidenza Palumbo furono di fatto sanati nel febbraio del 1964 con un decreto emanato dal Ministero della Pubblica Istruzione, che nominava Commissario della "Società" il professor Francesco Maria De Robertis, preside della facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bari.
Sotto la gestione commissariale e, quindi, la presidenza dell’illustre giusromanista, la Società di Storia Patria per la Puglia riprendeva la tradizione di studi che ebbe avvio dal Nitto de Rossi, dal Nitti e dal Carabellese, stabilendo, tra l’altro, accordi con la professoressa Jole Mazzoleni, paleografa di fama europea, perché continuasse sotto la sua guida la pubblicazione dei volumi del Codice diplomatico barese; organizzando congressi e convegni (di particolare pregio scientifico risulteranno essere quelli dei comuni messapici, peuceti e dauni e le giornate federiciane); promuovendo studi e ricerche.
